Clown e Fatine

Il clown è una delle figure fondamentali della pista del circo e proprio nel circo la clownerie si è manifestata in tipologie sufficientemente connotabili, con interessanti sviluppi avvenuti proprio nel ’900. Il secolo si apre con le due più importanti figure di clown già abbastanza definite: il clown bianco, il cui trucco sembra sia stato ispirato dal Pierrot portato al successo dai Debureau, e l’augusto o `rosso’ (in Italia detto anche `toni’), discendente invece dalle prime figure comiche della pista che avevano il compito di spezzare la tensione degli spettacoli equestri con contorsioni, salti a terra e spettacolari cadute.

È però negli anni ’10, con il duo Footit & Chocolat, che si definisce il rapporto conflittuale fra bianco e augusto che fa la storia del clown di questo secolo; la coppia permette un contrasto fra i due artisti, che può essere di tipo fisico (alto-basso, grasso-magro), psicologico (astuto-ingenuo), morale (onesto-canaglia) o sociale (maestro-servitore, ricco-povero). La maschera dell’augusto è di solito in sintonia con il suo carattere, mentre la varietà di tipi contrasta con la ripetitività della maschera del bianco, in costume elegante.All’inizio del secolo i tandem di clown si formano, sciolgono e ricompongono a seconda delle esigenze di scritture; a volte l’augusto tenta la via del solista trasformandosi di fatto in `eccentrico’, termine che più che un vero e proprio genere designa il distacco dalle tipologie più classiche; fra questi raggiungono la fama Grock e Charlie Rivel.

Sono poi i Fratellini (i clown più amati da artisti e intellettuali della Belle Époque), dopo la Prima guerra mondiale, a lanciare la formazione a tre con un c. bianco e due augusti, che avrà numerosissimi emuli e finirà per soppiantare quasi del tutto il “duo”. Con il trio Fratellini si afferma una comicità più rilassata, non dovuta solo al contrasto (spesso stridente) tra bianco e augusto, ma alla validità delle situazioni rappresentate come nella tradizione della commedia dell’arte; nasce così il concetto di “entrata comica” che rimane fino a oggi il più diffuso nelle piste dei circhi di tutta Europa.

Nel dopoguerra le `entrate comiche’ italiane più conosciute vedono protagonisti i Rastelli, i Caroli e in seguito i Colombaioni (che però trovano ben presto un loro particolare itinerario teatrale).Gli anni ’50 e ’60 vedono un’involuzione della clownerie con gli artisti che si limitano a replicare in maniera sterile il repertorio classico, finendo per sclerotizzare la disciplina. È Federico Fellini, grande appassionato di circo, a illustrare la crisi del personaggio nel suo I clowns (1970): surreale ma nitida fotografia dell’ambiente circense di quegli anni, ove il clown sembra destinato a sparire del tutto. La salvaguardia e il recupero di tale figura sono principalmente dovuti a tre fattori:  l’affermazione di giovani talenti provenienti dalla scuola del Circo di Mosca che rivitalizzano la disciplina studiandone a fondo i repertori e le tecniche, la rivisitazione nostalgica del vecchio repertorio da parte di nuovi operatori circensi, la nascita di una figura assolutamente nuova nel panorama circense, quella del `mimo comico’, proveniente il più delle volte dal teatro di strada ma anche dal teatro di pantomima.
Questi solisti propongono una comicità di assoluta rottura rispetto al repertorio classico della clownerie, introducendo moderne tecniche di linguaggio del corpo e il coinvolgimento degli spettatori, escludendo quasi del tutto i dialoghi. All’interno degli spettacoli di `nuovo circo’ tali artisti possono anche assumere la funzione di filo conduttore dello spettacolo o di io narrante; possono inoltre tentare il recupero della figura dell’eccentrico stile Grock ed esibirsi prevalentemente in spazi teatral

Sul principio degli anni ’90 si rinfresca anche la tradizione del comico di varietà che, con una sapiente commistione fra clown e mimo di circo, riesce a proporre una comicità dal sapore alquanto originale; recentemente sono nati anche gruppi di mimi che riprendono in parte la formazione tradizionale del bianco e degli augusti, sia pure con un’impostazione del tutto originale; anche questi sembrano però destinati più alle tavole del palcoscenico che alla segatura della pista, cosa del resto abituale per numerosi altri artisti comici, che hanno scelto di utilizzare tecniche circensi o della clownerie classica per montare moderni spettacoli teatrali.

Le Fatine e  i Folletti

Nel febbraio del 2009, i volontari del sorriso della “Carovana dei Sorrisi”, grazie all’intuzione de “La Clownessa”guidate da Ninì, danno vita al progetto “Fiabe in Ospedale”.
Punto focale del progetto è la fiaba.

La fiaba viene utilizzata con molteplici modalità: l’invenzione di una fiaba personale o di una storia o di un’ avventura, il racconto o la lettura o la breve messa in scena di fiabe classiche o moderne, l’intreccio di due o più fiabe o lo stravolgimento delle stesse.

La fiaba genera un beneficio emozionale grazie al distacco rispetto alla situazione di ricovero, divendo, lo strumento, attraverso il quale, i bambini / ragazzi si ricongiungono con il mondo fantastico che appartiene loro e che a volte viene dimenticato nella routine ospedaliera.
Inoltre sentirsi raccontare la propria favola preferita riporta il bambino ad un contesto intimo familiare, legato alle ore tarde della sera.
Viene, quindi, nello stesso tempo stimolata la creatività e generata una situazione di rilassamento.

La fiaba, grazie all’utilizzo di simboli, consente al bambino di esprimere le proprie paure e ansie: il “C’era una volta…” permette di sperimentare diverse soluzioni ai problemi non coinvolgendo direttamente il bambino come persona reale.
L’identificazione che spesso avviene con il protagonista dei racconti da al bambino speranza: il cammino per il raggiungimento del “…Vissero felici e contenti” è nelle fiabe sempre arduo e difficile. Il racconto/ascolto di storie permette al bambino di “vivere” temporaneamente in un mondo diverso dove la malattia può diventare “il drago” da uccidere ed il piccolo paziente “il cavaliere senza paura”.

I volontari della fiaba sono le Fate e i Folletti.
Fate e Folletti lavorano in coppia e indossano un semplice cappello fiabesco. Libri di vario genere ed adatti alle diverse età sono di aiuto negli interventi.

Le fate e i folletti affiancano i piccoli pazienti nei loro giochi con la fantasia per evadere dal contesto in cui si trovano e per ricongiungersi con le proprie passioni, interessi, sogni.
Le fate e i folletti rispettano la volontà dei pazienti e rispondono alle loro richieste: raccontano fiabe, inventano con loro favole nuove, ascoltano le loro storie e avventure o semplicemente si cimentano in gare di indovinelli o in giochi di parole.
Le fate ed i folletti sono lì a supportare la richiesta di viaggi in mondi immaginari o in sfide all’ultima risposta. Le storie diventano spesso stimolo anche per altre attività ludiche, come il disegno o la scrittura creativa.

Grazie alla presenza di Fate e Folletti anche i genitori si rilassano, partecipando ai racconti o alla gestione dell’intervento.

Fatine Folletti operano nei reparti MITA 1 e MITA 2 dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma.